Sorpresa ma non troppo: il titolo a Memphis sarebbe una benedizione

18.01.2023 12:32 di Francesco Letizia Twitter:    vedi letture
Sorpresa ma non troppo: il titolo a Memphis sarebbe una benedizione

Giovani, atletici e spettacolari. La ricetta della felicità è tutta qui, in una squadra che non ha bisogno di fanfare mediatiche e giocatori a fine carriera, ma che gioca una pallacanestro frizzante trascinata da uno dei migliori giocatori al mondo.

Da quando nel 1995, i Grizzlies hanno fatto il loro esordio in NBA, inizialmente in quel di Vancouver (Canada), mai avevano raggiunto un livello così alto. Passati nel 2001 a Memphis, seppur siano tutt'ora la squadra più ad est della Western Conference, hanno intrapreso un percorso difficile che, inizialmente sotto la guida di Jerry West, ha avuto solo un cognome nel destino: Gasol, inizialmente inteso come Pau, poi come Marc, arrivato proprio nello scambio coi Lakers per il fratello.

Tutto prima dell'era presente: otto lettere, Ja Morant. Troppo forte per essere vero, come dimostra la sarcastica polemica sui test antidoping: ma non c'è doping che possa rendere reale le cose che fa Ja, letteralmente impossibili. Lui e Doncic hanno in mano il futuro della lega, ma per entrambi c'è la necessità di iniziare a vincere. Più dura per Dallas, contesto Doncic-dipendente, più solleticante per Morant: perché Memphis gioca a memoria, ha altri giovani da affiancare alla sua stella e non ha pesi morti nel roster, né sul parquet né sul salary cap.

Il futuro è tutto loro, ma a Ja non basta: l'obiettivo è il presente. Qui e ora, per un anello che profumerebbe di storia. E per dare definitivamente ai ragazzini di tutto il mondo, un nuovo idolo da venerare: una vera benedizione per il mercato globale della NBA.