La lezione di Le Mans: Ferrari e l’Italia sanno ancora come si vince

13.06.2023 15:50 di Redazione SI Motori   vedi letture
Fonte: a cura di Filippo Gherardi
La lezione di Le Mans: Ferrari e l’Italia sanno ancora come si vince

L’edizione del centenario della 24 ore più famosa al mondo ha consegnato un’istantanea destinata, di diritto, alla narrativa motor sportiva. Ferrari di nuovo a Le Mans e Ferrari di nuovo sul gradino più alto del podio.

Non succedeva dal 1965 quando a vincere con l’allora F250 LM furono lo statunitense Masten Gregory e l’austriaco Jochen Rindt, quest’ultimo l’unico campione del mondo postumo nella storia della Formula 1, considerato che nel 1970 ottenne il titolo iridato solo dopo il tragico incidente che nel Gp di Monza di quella stessa stagione gli costò la vita.

Altre epoche ed altri personaggi, ma soprattutto altra Ferrari. In quei decenni la Rossa era un rampante mito sportivo sulla cresta dell’onda, una realtà in procinto di imboccare la strada verso la leggenda definitiva.

In Formula 1 prima Ascari, poi nell’ordine Fangio, Hawthorn, Hill e infine Surtees avevano già portato in poco più di un decennio ed almeno una volta ciascuno un’auto della scuderia di Maranello sul tetto del mondo. Mentre a Le Mans, nello stesso lasso di tempo, il belga Gendebien e gli italiani Scarfiotti, Bandini e Vaccarella scrivevano pagine memorabili della disciplina.

Al contrario, oggi la Ferrari appare come la caotica risultante della necessità di essere per forza, e per tradizione, protagonista, sommata all’incapacità di riuscirci per davvero. Un paradosso che è diventato un labirinto senza via d’uscita, in cui trofei e soddisfazioni latitano da ormai quindici anni.

Premesso tutto ciò, l’impresa firmata alla 24 ore di Le Mans 2023 assume contorni ancor più esaltanti e significativi. Per vincere basterebbe “solo” sviluppare un progetto lungimirante, affidarlo a tecnici competenti e concretizzarlo nelle mani di piloti veloci.

In poche parole la sintesi perfetta trovata dall’AF Corse. Realtà con base a Piacenza, nata e sviluppata dal 2002 sotto la direzione di Amato Ferrari. Una squadra che in questi anni ha saputo fare incetta di titoli nelle classi GT e che nell’ultima settimana è riuscita a ravvivare, nuovamente, la passione nazionale.

Prima la Hyperpole di Antonio Fuoco con la F499P numero 50, poi il trionfo in gara con la vettura numero 51 e l’equipaggio Pier Guidi, Giovinazzi e Calado. Un risultato che può sembrare il classico lieto fine di una programmazione ventennale, ma che essenzialmente è solo un punto di partenza verso altri e nuovi traguardi.

L’impresa di AF Corse è anche il volto, sorridente, dei suoi piloti. Quello di Antonio Giovinazzi, bollato troppo presto per finito dopo le avventure tutt’altro che fortunate in Formula 1 e Formula E. Ma anche quello di Alessandro Pier Guidi, un ex ragazzo classe ’83 diventato specialista assoluto dell’endurance. A loro si aggiunga pure Antonio Fuoco, pilota calabrese di ventisette anni che nell’Hyperpole di Le Mans era riuscito a stampare il miglior crono prima di arrendersi, in gara, ad una buona dose di sfortuna.

Nomi e talenti che rilanciano un’idea troppo frettolosamente messa da parte: la Ferrari e l’Italia sanno ancora come si vince. È servita la 24 ore di Le Mans per ricordarlo a tutti.