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WENGER: LA FINE DI UN’ERA SULLA PANCHINA DELL’ARSENAL

Il verdetto ufficiale sarà emesso a fine stagione, questa la perentoria dichiarazione della società londinese,  ma il lungo matrimonio tra Arsenal e Wenger sembra destinato a concludersi alle porte dell’estate, o forse addirittura prima. Un epilogo amaro, lo scioglimento  di un sodalizio che ha segnato la storia dei gunners e del calcio inglese negli ultimi vent’anni. Un’enclave francese in terra britannica capace di aggiudicarsi tre Premier di cui l’ultima assolutamente indimenticabile,  quella dei cosiddetti invincibili, una squadra  di campioni  addirittura imbattuti nella stagione 2003-2004. Una formazione capace di ottenere  una finale di Champions, persa però in rimonta contro il Barca nel 2006, fino ad arrivare alle delusioni dell’ultima decade. Un progetto basato sulla ricerca di tanti giovani prospetti, francesi e non,  contrassegnato dalla fine dell’era Highbury e dalla costruzione dell’Emirates Stadium fortemente avallata dal tecnico francese. 20 anni in cui Wenger ha plasmato l’Arsenal trasformandolo in un bel giocattolo, ma col passare degli anni sempre meno vincente, anche nello scorso anno, quando le grandi rivali sono mancate e si poteva fare di più.  Nonostante alcune cessioni eccellenti come Fabregas, Nasri, Adebayor, i campioni poi non sono mai mancati nell’ultimo periodo, regali della società  per colmare il malcontento dei tifosi. Ozil, Sanchez,  sono nomi di altissima caratura, incapaci però di trascinare i gunners  verso successi importanti: il riso sulla bocca del Nino Maravilla in panchina, durante l’ultima disfatta contro il Bayern di Ancelotti poi, mostra scoperte le ferite di una situazione di evidente rottura. E mentre già si immagina la girandola dei nomi di possibili sostituti come Allegri o Luis Enrique, Wenger si concentra sul campo, con la classe che non lo  ha a mai abbandonato, a differenza della capacità di vincere.

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