Giovedì, 02 luglio 2009
Velez-Huracan, 90 minuti di fuoco
IIn Argentina le emozioni non finiscono mai. Se per determinare la vincitrice dell’Apertura era servito uno storico spareggio a tre squadre, che aveva premiato il Boca Juniors, il titolo del Clausura sarà assegnato a una tra Velez e Huracan al termine di uno scontro diretto che sarà a tutti gli effetti una finale. 90 minuti di fuoco che il Velez avrà la fortuna di ospitare al Jose Amalfitani, ma a cui l’Huracan arriva con un punto di vantaggio sugli avversari, il che permetterà al Globo di conquistare il titolo anche solo con un pareggio. E sarebbe davvero un’impresa storica, perché la squadra attualmente allenata da Angel Cappa ha trionfato in campionato soltanto una volta nella sua storia, nel lontanissimo 1973; da 15 anni non capitava invece che la squadra del Barrio di Parque Patricios arrivasse all’ultima giornata con la chance di conquistare il titolo, e quella volta ad avere la meglio, fu l’Independiente con in campo quel Ricardo Tigre Gareca che ora guida dalla panchina il Velez.
Corsi e ricorsi storici per un match che promette grande spettacolo. L’Huracan è la squadra più in forma, quella che nelle ultime settimane ha espresso il gioco di maggiore qualità, risalendo in classifica con otto vittorie e un pari nelle ultime nove giornate, trascinata dal centrocampista ex Porto Mario Bolatti e da quell’Javier Pastore che tanto piace al Palermo di Maurizio Zamparini. Il Velez è più abituato a questo tipo di palcoscenici: El Fortin insegue il sesto titolo della storia, il primo dal 2005, e ha costruito la sua ottima metà stagione soprattutto sul rendimento della difesa, che con 13 gol subiti è di gran lunga la più solida del campionato. In attacco la carta vincente è stata puntare forte su Hernan Lopez, che dopo una carriera da giramondo tra Paraguay, Messico e Uruguay è esploso diventando il bomber indiscusso di squadra. Lopez è andato a segno anche due settimane fa nell’1-1 in casa del Lanus che ha tolto El Granate dal novero delle candidate al titolo: lo stop di una settimana per le elezioni ha poi reso ancora più febbrile l’attesa per 90 minuti che profumano di storia.