Lunedì, 29 giugno 2009
Il miglior spot per i Mondiali
Una finale che è stata uno spot perfetto per il gioco del calcio, la migliore anticipazione possibile di quanto succederà tra un anno, negli stessi stadi. La Confederations Cup ha centrato la sua missione, presentandosi come anteprima dei Mondiali sia a livello organizzativo sia in piccola parte sotto l’aspetto tecnico. Vince il Brasile, che anche alla vigilia partiva con un leggero vantaggio su Italia e Spagna, vince in maniera più netta di quanto non lasci trasparire il sofferto 3-2 in finale contro gli Stati Uniti. Cinque vittorie su cinque, come riuscì solo alla Francia nel 2005, ben quattordici gol fatti e l’impressione della goleada in canna in qualsiasi momento.
Anche l’ultima obiezione, quella di non aver mai incrociato la Spagna, è caduta nella serata di Johannesburg. Sia perché scala di valori alla mano era dovere delle Furie rosse esserci, sia perché gli Stati Uniti si sono rivelati a conti fatti degli sfidanti più che degni. La crescita del soccer, tanto vagheggiata da vent’anni a questa parte, stavolta sembra essere arrivata a un momento di svolta. Al talento medio, di livello più che buono, si è accostata infatti l’ottima condotta tattica di una squadra che ha saputo imparare dalle lezione di calcio subita dalla Seleçao nove giorni prima.
Stati Uniti che si propongono come mine vaganti del prossimo Mondiale, dove il Brasile cercherà di far cadere la nomea una po’ da menagramo che accompagna da sempre la Confederations Cup. Carlos Dunga, pur sempre contestato da quegli inguaribili esteti della stampa brasiliana, dopo la Coppa America mette in bacheca il secondo trofeo della sua gestione: una vittoria caratterizzata dal gruppo, nella quale è perfino difficile distinguere un giocatore in particolare.
Lo stesso Kakà, premiato come migliore del torneo, in certe partite è parso quasi nascondersi, mentre Luis Fabiano, pur favoloso di nome e di fatto, è quel tipo di attaccante che pur segnando a valanga non infiamma le folle. Dunga che ha in mano un giocattolo che funziona bene ma non è ancora perfetto: in difesa uno come Juan dà molta più sicurezza, in attacco Pato sembra ormai pronto per il lancio definitivo. Per replicare in Sudafrica tra un anno potrebbe essere più che sufficiente.