Mercoledì, 28 luglio 2010
Meucci, un genio che corre veloce
C'è voluto un ingegnere fissato con la robotica per riportare l’Italia sul podio dei 10 mila metri, Daniele Meucci ci salta sopra con uno sprint, quasi un tuffo finale che lo spinge allo stesso tempo dell’argento, l’inglese Thompson. Entrambi arrivano in 28’27"33 (solo 3 millesimi di scarto) dietro all’altro britannico (nato in Somalia) Mo Farah, 28’24"99.
Una gara sonnacchiosa che si è svegliata a 2 km dalla fine quando Farah ha strappato e si è tirato dietro solo gli spagnoli Landassem e Castielljo e il compagno di squadra Thompson. Più Meucci, inatteso, imprevisto, una sorpresa ed è tutta la vita che recita questo ruolo. Fuori dagli schemi a partire dall’esistenza programmata: ha azzerato i tempi morti, ama i robot e imposta le giornate con un programma informatico.
A 25 anni, gli mancano tre esami per la laurea, un genietto che corre veloce. Studia ingegneria dell’automazione a Pisa e in pista con lui si è portato la croce di sant’Andrea, il protettore che sfoggia anche davanti ai professori: «Non sono due mondi così distanti, l’università e l’atletica per me si somigliano. Li affronto allo stesso modo, allenandomi. Preparo la testa per gli studi e il fisico per le corse. Certo dopo la mia prima medaglia internazionale posso dire che la soddisfazione è diversa».
Bacia la sua croce, lega al collo la bandiera italiana e dedica la medaglia alla fidanzata Giada Bertucci, ottocentista. Lei è l’unica parte della vita non catalogata. Il resto è sotto rigido controllo. Per evitare perdite di tempo il suo tecnico, Luigi Principato, gli mette i programmi di allenamento nella buca delle lettere: «Se lui non fosse a mia disposizione 24 ore su 24 non potrei permettermi di studiare e fare sport a questo livello. Lui sa che appena esco dall’aula mi deve recuperare, zero ritardi, ridurre al minimo gli imprevisti». Si entusiasma di più a parlare di intelligenza artificiale che a raccontare la gara: «Il fascino dei robot è pazzesco, pensate a quello che possono fare. E soprattutto a chi gli sta dietro. No, non sostituiscono gli uomini. Loro non pensano».
Due facce di una medaglia diversa: l'argento e il bronzo, il campione e la sorpresa: per archiviare la prima giornata europea con due podi servivano programmazione e tanta fantasia. Il primo ingrediente lo ha messo Alex Schwazer, favorito della vigilia in una venti chilometri di marcia in cui, senza il campione olimpico Borchin, l'altoatesino aveva tutti i riflettori puntati su di sé. E pazienza se Emelyanov stupisce tutti a vent'anni e rimanda alla 50 kilometri di venerdì, il vero esame di maturità per Schwazer, lì dove è campione olimpico e dove si deciderà se l'Europeo di Barcellona sarà un pieno successo o un totale fallimento.