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DA AGOSTO A MAGGIO, LA CAVALCATA DEL VERONA

Ora è il momento della festa, poi verrà il mercato – e il primo nome a circolare è quello di Antonio Cassano al fianco di Pazzini come ai tempi della Samp – ma il Verona che si volta indietro adesso può tirare un sospiro di sollievo dopo una stagione di cadetteria vincente ma stressante. Una vittoria, un pari e una sconfitta nelle prime tre giornate, giusto come ambientamento: poi la squadra designata da tutti come l’ammazzacampionato inizia a tener fede al pronostico e centra dieci risultati utili di fila, tra cui otto vittorie. Abbastanza per staccare tutti e far pensare ad una passeggiata di salute che però, in serie B, non è contemplata. E l’Hellas ci sbatte subito il muso a metà novembre quando perde 4-0 in casa col Novara e una settimana dopo ne prende 5 sul campo del Cittadella. E’ il primo segnale: perché da quel momento la barra verrà di nuovo raddrizzata fino a fine dicembre – con gli scaligeri comunque campioni d’inverno a +3 sul Frosinone – ma intanto un segnale sarà stato lanciato: il Verona non è imbattibile, tutt’altro. E dopo la sosta lunga, il nuovo anno comincia male per Pazzini e compagni che – delle prime sei nel girone di ritorno – ne vincono una, ne pareggiano due e ne perdono tre, l’ultima delle quali proprio col Frosinone – 1-0 al Matusa nello scontro diretto – in una sfida in cui il passivo poteva essere più pesante e che alla fine del nostro racconto risulterà decisiva proprio a favore dei veneti. Che intanto a febbraio vivono il momento più difficile della stagione: fuori dalla zona che vale la promozione diretta, coi malumori di un Bentegodi che inizia a fischiare e con mister Pecchia finito sulla graticola, in odore di esonero. Setti e Fusco però decidono di proseguire con lui e alla fine avranno ragione: perché nelle ultime 15 giornate il Verona perde solo in casa con lo Spezia. Non è più la schiacciasassi di inizio stagione, soffre, preferisce la concretezza allo spettacolo, ma in un campionato logorante come la cadetteria può bastare. E alla fine, infatti, bastano 4 vittorie e 4 pareggi nelle ultime otto per andare in serie A. Lo 0-0 di Cesena è l’ultimo capitolo e a farne le spese è il Frosinone, secondo a pari punti proprio con l’Hellas ma condannato dagli scontri diretti: al Bentegodi, a fine settembre, i rigori di Pazzini scrissero il 2-0. In Ciociaria, cinque mesi dopo, quello di Ciofani fu insufficiente a ribaltare la bilancia. Risultato: il Verona è di nuovo tra le grandi.

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