Il trionfo della LDU
Tutto l’Ecuador si stringe attorno alla Liga Deportiva Universitaria di Quito, primo club ecuadoriano a portare il massimo trofeo sudamericano nel proprio paese, e punta dell’iceberg di un movimento che continua il suo sviluppo silenzioso, ordinato e progressivo.
Ci sono voluti i calci di rigore, dopo una doppia sfida caratterizzata da 10 gol e da una continuità impressionante di fuochi d’artificio, serviti con gusto a chi la definiva una finale di basso profilo; ci sono volute le parate del pittoresco 37enne Cevallos, uomo dallo stile discutibile, dalla fede ferrea, e dalla furbizia decisiva; c’è voluta soprattutto la mano di Edgardo Bauza, tecnico argentino capace da una parte di costruire un progetto di calcio innovativo e spumeggiante, e dall’altra, conquista forse ancora più difficile, di inculcare un’insospettata mentalità vincente al proprio gruppo, diventato nelle ultime settimane uno scintillante supermercato da assaltare.
C’è voluta anche una inevitabile dose di buona sorte, perché alla Fluminense era riuscito il miracolo di ribaltare quello che dopo pochi minuti della finale di ritorno era diventato un triplo passivo: merito principalmente di un Thiago Neves che ha saputo sfruttare la vetrina più importante della sua ancor giovane carriera con una tripletta che grida forte il suo nome a tutta l’Europa, Italia in primis.
Lo schianto è arrivato all’ultima curva, per una Flu tradita all’apparenza dai suoi senatori, ma meno superficialmente dalla pressione psicologica di una superiorità tecnica da confermare con il risultato e dalla fatica di una doppia finale in costante rincorsa.
Per questo il boccone per Renato Gaucho e tutta la squadra Tricolor è durissimo da digerire, e lo testimoniano le parole del tecnico carioca, che ha parlato di ko più duro della sua intera vita.
La sensazione del giorno dopo è che il trionfo della LDU ricalchi fedelmente quello dell’Once Caldas di 4 anni fa, sempre inaspettato, sempre ai rigori, sempre legato alla rivelazione di un portiere anticonformista: stando così le cose dall’altra parte del Mondo c’è chi in ottica Giappone già sorride, attenzione però ai facili entusiasmi, perché sconfiggere il pronostico sembra essere diventata l’indigesta specialità della casa.
Commenti (1)
Grazie ragazzi, mi avete fatto vivere emozioni grandiose durante tutto il cammino della Copa, purtroppo non č andata e chissā quando potremo tornarci, in finale...Ciao Ste, complimenti come al solito per la tua telecronaca. Inviato da: Skazzel il 4/7/2008 10:59:40
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