20 Giu 2008 16:34

Brasile e Argentina, che delusione

Poco calcio, molti calci, tante aspettative frustrate e solo due indicazioni certe: queste squadre non vedevano l’ora di andare in vacanza, e di farlo senza lasciarsi alle spalle una crisi che, per entrambe, sarebbe esplosa fragorosamente in caso di sconfitta.

Il salomonico pareggio a reti candide di Belo Horizonte scontenta tutti tranne l’Argentina, che falcidiata di assenze, reduce dal pareggio rabbrividente con l’Ecuador e messa sotto pressione anche dalla presunta disputa Riquelme-Messi, ha mostrato quantomeno solidità tattica, evitando di ripetere i disastri di Londra e Maracaibo contro gli eterni rivali, e allo stesso tempo salvando la faccia di Alfio Basile.

Il Coco aveva compiuto scelte forti, confinando in panchina Aguero sacrificato per la fisicità di un Cruz generoso ma tutt’altro che consistente sottoporta, e inserendo la positiva sorpresa Jonàs Gutierrez a sinistra, ma si è ben guardato dal prendere posizione nel dualismo che fa discutere tutta l’Argentina. Riquelme ha giocato, cercando di far vedere qualcosa in più rispetto a tre giorni prima ma allo stesso tempo difettando ancora di cambio di passo, Messi anche, e la Pulce Atomica, dopo una lunga e frustrante ricerca di spazi in una mediana folta ed estremamente aggressiva, si è innescata solo a sprazzi, vanificando però l’occasione capitale al minuto 91 forse, ma non ci crede nessuno, per riconoscenza verso un Mineirao che gli ha tributato, sorpresa delle sorprese, applausi a scena aperta.

Cosa che ha infastidito non poco i brasiliani, che dal canto loro hanno ricevuto solo fischi: fischi per Adriano, appesantito fisicamente e forse anche mentalmente dalle dichiarazioni di Mourinho, fischi anche per Dunga la cui rivoluzione tattica non ha portato nulla di concreto. La Seleçao è stata noiosa, troppo europea nell’invischiare la partita in una trappola di tattico agonismo, e brillante solo con le comunque sporadiche accelerazioni di Robinho e Julio Baptista, quest’ultimo forse l’unico avanti in qualche modo positivo e propositivo in maglia verdeoro. Dunga è sottopressione, anche se il format della competizione dà ampie garanzie, così come la prospettiva dei ritorni di Kakà e forse anche Ronaldinho, tristemente presente in tribuna, anche se i primi spiragli di un futuro sorridente sono già visibili nella convocazione, ufficializzata, per le Olimpiadi di Pekino.

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