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I perché del trionfo dei Giants nel Super Bowl

di Matteo Gandini
pubblicato il 07 Febbraio 2012 00:00 in Editoriale
Articolo letto 2196 volte.

Nel football americano l'importanza del quarterback, per ovvi motivi il giocatore più visibile in campo, è spesso sopravvalutata. Ma stavolta la realtà è proprio questa: a spostare l'ago della bilancia del Super Bowl numero 46 è stata la diversa performance nei momenti cruciali dei due protagonisti più attesi, Eli Manning e Tom Brady. Questione di sfumature, che un'occhiata al tabellino non basta a esprimere. Il quarterback dei Giants ha lanciato per 20 yards in più dell'avversario, 296 contro 276; dalla mano di Brady sono usciti, oltre a due touchdown, l'unica palla persa della partita, ma il leader dei Patriots ha stabilito il nuovo primato nella storia del Super Bowl con 16 completi consecutivi. Nel complesso, statistiche quasi identiche. La differenza l'hanno fatta i particolari. I due palloni di Brady diretti a Deion Branch, prendibili ma non lanciati nel punto ideale per permettere al ricevitore di continuare a correre con il pallone. E soprattutto l'incompleto lanciato su Wes Welker; un pallone che, se fosse stato preso, avrebbe permesso ai Patriots di prolungare il loro penultimo drive e portarsi almeno in raggio da field goal. Una giocata sbagliata le cui colpe sono dividere equamente tra quarterback e ricevitore, ma non un lancio degno del migliore Tom Brady, segnale che la pressione portata costantemente per tutta la partita ha minato le certezze del prodotto di Michigan. Sarebbe cambiato tutto, perchè con i Patriots avanti di 5 invece che di due punti, i Giants avrebbero dovuto necessariamente segnare un touchdown sul loro ultimo possesso, e Bill Belichick avrebbe chiesto ai suoi di difendere fino in fondo invece che di far segnare Ahmad Bradshaw per lasciare sufficiente tempo sul cronometro. Invece, per com'è andata, Eli Manning ha avuto la possibilità di esibirsi al meglio in un ultimo drive che entrerà nella leggenda alla pari di quello, condito dalla pazzesca ricezione di Tyree, che portò al trionfo di 4 anni fa. E' stato lui il più freddo sotto pressione, quello che non si è fatto destabilizzare da nulla e completando 5 passaggi su 6 nell'ultima serie di azioni si è guadagnato il secondo titolo di MVP del Super Bowl della sua carriera, ma anche e soprattutto l'anello che gli permette di scavalcare il fratello Peyton nella graduatoria dei Manning più titolati, conquistato proprio nell'impianto costruito per fare da teatro alle gesta del fratello maggiore. Brady, esattamente come 4 anni, ha potuto solo guardare. E questa volta l'esito finale del Super Bowl sembra proprio un passaggio di consegne.

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