
L'Italia degli sport invernali difficilmente tradisce
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Ci sono sport nei quali gli atleti azzurri ottengono risultati eccellenti nella più totale indifferenza mediatica e con le loro federazioni che non hanno le casse sufficientemente piene per sostenerli, così loro si trovano in enormi difficoltà per quanto riguarda gli allenamenti o i materiali. Questo caso è tipico degli sport invernali, o almeno, di alcuni sport invernali. Ad esempio, nel bob o nello skeleton, gli atleti azzurri non hanno nemmeno più una pista in territorio italiano sulla quale allenarsi, per non parlare dei materiali più che antiquati, e ottenere risultati appena decenti diventa quasi impossibile. Rimanendo nel settore del budello lo slittino rimane un'isola felice che continua a produrre buoni atleti ma esclusivamente provenienti dall'Alto Adige. Pieni di problemi logistici sono anche pattinaggio di velocità su pista lunga e su pista corta e che atleti come Fabio Carta, Enrico Fabris, Chiara Simionato, Martina Valcepina e Arianna Fontana siano arrivati ai più alti livelli nel corso di questi anni ha del miracoloso. Ha del miracoloso anche l'arrivo di un autentico fenomeno come Alessandro Pittin nella combinata nordica, sport di cui molti italiani ignorano tutt'ora l'esistenza, qui però c'è una conduzione tecnica estremamente capace che sta facendo ottenere ottimi risultati anche al resto della squadra, in particolare a Lukas Runggaldier, e che ha saputo far crescere con tutta calma Pittin dopo il bronzo olimpico di due anni fa. La stessa conduzione tecnica ha ottenuto traguardi storici nel salto femminile, come l'argento mondiale di Elena Runggaldier e il primo podio in Coppa del Mondo di Lisa Demetz. Nel biathlon sta finalmente tornando la luce dopo anni di buio totale e un segnale importantissimo è stato il successo della staffetta italiana maschile a Oberhof. Nello sci alpino poi per il grande pubblico c'è il luogo comune che si sente ormai da troppi anni secondo il quale senza Compagnoni e Tomba il nostro sport invernale più popolare non ha più campioni. Niente di più falso: non abbiamo fuoriclasse come Pittin o personaggi mediatici come l'Albertone e la Deborah nazionali ma abbiamo tanti buoni atleti e atlete che possono dire la loro in qualunque momento, le sei medaglie degli ultimi Mondiali, di cui tre di Christof Innerhofer, lo dimostrano, e lo ha dimostrato anche Daniela Merighetti, che dopo anni di infortuni e di gare buttate via, nella discesa di Cortina si è presa il giusto premio alla carriera. Solo il settore fondo è messo male in tutti i sensi: le nostre rappresentanti più forti si sono ritirate in blocco mentre in campo maschile i nostri atleti ottengono risultati episodici o perché avanti con gli anni o perché non sono dei fuoriclasse o perché sono troppo giovani. Comunque sia, gli italiani degli sport invernali difficilmente tradiscono e tutto questo malgrado le difficoltà esposte all'inizio e in più, almeno per quanto riguarda lo sci alpino, malgrado gli atleti siano sottoposti da tifosi e addetti ai lavori a un atteggiamento tipicamente italiano privo di pazienza e tipico dei tifosi del calcio in base al quale appena vinci una gara (o una partita) diventi un fuoriclasse e se fallisci la successiva sei un brocco.
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